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Paragrafo 2 . Aut-Aut.

     
Introduzione.

Perfino  l'individuo pi meschino ha in questo mondo una  duplice
esistenza.  Anch'egli ha una storia e questa  non    soltanto  il
prodotto  delle  sue  libere azioni. L'azione interna  invece  gli
appartiene e gli apparterr per tutta l'eternit; questa  non  gli
pu  esser tolta n dalla sua storia n da quella del mondo;  essa
lo  segue per sua gioia o per suo dolore. In questo mondo regna un
aut-aut  assoluto;  ma  la filosofia non ha  da  fare  con  questo
mondo(24).

La libert.
     
La  libert  che  sta  alla  base dell'azione  dell'individuo,  la
libert  del singolo, se preclusa alla filosofia (che  fa  della
libert  una categoria o un'idea, cio un'astrazione),  a  maggior
ragione  non pu essere indagata con gli strumenti delle  scienze
naturali:  a Kierkegaard ripugna l'atteggiamento positivista  che
vuole  ridurre le azioni dell'uomo e le relazioni fra  gli  uomini
agli  schemi  della  fisica.(25) Lo scienziato  positivista  dovr
arrestarsi  di  fronte  alla  libert  dell'individuo:  dopo  aver
cercato di spiegare il pensiero e la libert stessa partendo dalle
influenze  della  circolazione del  sangue,  dalla  pressione  dei
nervi,  e  cos via, non potr ricondurre a fattori  meccanici  la
scelta  che  ciascuno  fa  di  volta  in  volta  di  fronte   alla
innumerevole serie di aut-aut che gli si pongono nella

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vita. La realt pi intima - come abbiamo visto -  possibilit, e
non  pu  in  alcun  modo  essere  ricondotta  agli  schemi  della
necessit.

La Folla.
     
La  libert  si realizza nella intima profondit del singolo.  Non
solo  tutte le istituzioni collettive - dallo stato alle Chiese  -
sono  nemiche  della libert individuale (che  l'unica  forma  di
libert possibile), ma  proprio la dimensione collettiva che nega
la  libert.  Kierkegaard   un oppositore  deciso  di  tutti  gli
atteggiamenti socialistici e semplicemente democratici, e nutre un
profondo   disprezzo  per  quella  che  lui  chiama   Folla,   o
plebaglia(26).  Egli vede nella Folla non solo  l'annullamento
del  singolo  che  si  fatto parte di essa, ma  la  sopraffazione
verso   l'individuo  che  vuole  restarne  fuori,   e   sottolinea
l'impunit  per  i delitti commessi dalla Folla  in  nome  della
libert.
     Contro  la Folla, Kierkegaard si schiera dalla parte  della
polizia:  Quando  un  poliziotto  commette  un  errore,  il   pi
insignificante, ecco che il superiore lo punisce, subito si fa  un
chiasso  del  diavolo. Ma se la Folla, il pubblico, la  plebaglia,
eccetera, di anno in anno si rendono colpevoli dei delitti e degli
abusi di potere pi abominevoli, l'opposizione non fiata(27). Nel
momento  in  cui  in Europa cercano di affermarsi i  movimenti  di
massa   democratici  e  socialisti,  la  posizione   politica   di
Kierkegaard   si  configura  certamente  conservatrice,   se   non
reazionaria.  Ma la politica delle grandi masse, come  quella  dei
grandi  stati,  non  interessa a Kierkegaard:  l'unica  dimensione
politica che egli riesce a vedere conciliabile con le esigenze del
singolo e della sua libert  praticamente quella della plis, uno
stato molto piccolo in cui tutti decidono, perch tutti scelgono.
     Non  stato difficile, nel corso del nostro secolo, costruire
una  contrapposizione fra Kierkegaard e Marx: entrambi partono  da
una critica alla filosofia hegeliana, entrambi - negli stessi anni
-  combattono  contro  la societ borghese-capitalistica-cristiana
del  loro  tempo;  ma mentre Marx innalza la  dialettica  a  vero
metodo  storico,  Kierkegaard  si  irrigidisce  in  un  radicale
irrazionalismo(28); Per la rivoluzione contro il mondo borghese-
capitalistico  Marx  conta  sulle masse del  proletariato,  mentre
Kierkegaard, nella sua lotta contro il mondo borghese-cristiano fa
dipendere tutto dal singolo(29).
     Questa  contrapposizione  -  evidentemente  innegabile  -  ha
cominciato  a  stemperarsi a partire dal  secondo  dopoguerra,(30)
quando l'affermarsi dei regimi totalitari di massa, ma anche della
cosiddetta  societ di massa nell'Occidente  democratico,  hanno
riproposto  con  forza,  anche  nella  cultura  progressista,   il
problema  della valorizzazione dell'individuo e delle sue  scelte.
Del resto, a partire dall'autoritarismo plebiscitario di Napoleone
terzo fino all'uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione che si
  andato sempre pi affermando nel corso del ventesimo secolo,  
emersa con sempre maggior chiarezza la
     
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     possibilit di manipolare la Folla, e di decidere per  essa
e  in suo nome. Kierkegaard, in una pagina del suo Diario, scritta
nel  1848, fa un'analisi che sembra profetica: Si  stabilito  di
nuovo il principio la "Folla" (e questo concetto avr ora, dopo il
sopravvento  della cultura e con l'aiuto della stampa,  un  potere
ben  pi  nefasto che nell'antichit). La "Folla"  l'istanza,  la
"Folla"   Dio, la "Folla"  la verit, la "Folla"  il  potere  e
l'onore.  Ora non si pensa che a giocare con questa "Folla".  Come
si gioca al denaro, cos la "Folla"  tutto; e si tratta solamente
e  unicamente  d'impossessarsi di essa e di averla  dalla  propria
parte(31).
     La  Folla  come l'acqua del mare: di fronte alle scogliere
della  riva  si  divide  e  penetra indistintamente  in  tutte  le
insenature, per poi ritrarsi e ricomporsi nell'unit di una  nuova
ondata.  La  Folla non sceglie. La scelta  una prerogativa  del
singolo. I singoli (pochi) scelgono per la Folla.
     Soltanto  se  si  pone  ciascun  individuo  di  fronte   alla
necessit  e alla possibilit della scelta, l'uomo si salva  dalla
Folla ed afferma la propria libert.
     E   le  scelte  -  dice  Kierkegaard  -  sono  alternative  e
irrevocabili:   la  strada  dell'esistenza  di   ciascuno      un
susseguirsi  di bivi, di aut-aut, che si escludono a vicenda:  non
c'  pi la dialettica hegeliana che unisce i contrari; la via  di
destra esclude in maniera assoluta quella di sinistra, e una volta
imboccata una strada non si torna pi indietro: quella scelta vale
per l'eternit.
